Micoterapia

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micoterapia funghi cinesi

Monografia Svizzera sui Funghi Curativi

La micoterapia opportunità e problemi

La natura ha rappresentato una fonte pressoché inesauribile di farmaci già da ben prima che la ricerca farmaceutica mettesse a disposizione rimedi contro le tante malattie che affliggono l’umanità. La fitoterapia (di cu fa parte anche la micoterapia * NDR), della cui importanza nessuno può dubitare, ne è la prova evidente. Essa ha assunto un ruolo centrale in moltissime culture e in Europa, specialmente nei paesi anglosassoni e nordici, gode di un notevole successo. La medicina classica ha finalmente iniziato a riconoscerne la rilevanza, al punto che le autorità europee hanno affidato a un gruppo di esperti il compito di valutare e analizzare l’efficacia e la sicurezza dei prodotti fitoterapici Nella tradizione popolare, i funghi hanno sempre suscitato un grosso interesse, forse a causa della loro particolare crescita, che li fa apparire quasi come organismi magici. Capasso nel 1998 ha suggerito che Ötzi, la mummia ritrovata in Val Senales, era al corrente delle proprietà antiparassitarie di Piptoporus betulinus, un fungo che produce oli eterici con proprietà antielmintiche e altre sostanze antibiotiche. In Russia, le proprietà mediche di Inonotus obliquus (“Chaga”) sono conosciute da centinaia d’anni; questo fungo era usato per trattare diverse malattie tra le quali il cancro, le gastriti e le ulcere, o la tubercolosi delle ossa. In natura, I. obliquus è un ottimo produttore di composti fenolici e triterpenoidi, tra cui l’acido betulinico. In coltura, I. obliquus produce fitosteroli, sostanze con attività anticolesterolemica.

funghi coltura

Funghi Cinesi in Coltura per Micoterapia

L’importanza dei funghi per la salute umana e la scienza medica è stata evidenziata dalla scoperta da parte di Fleming nel 1928 della penicillina, prodotta da diverse specie di Penicillium. L’industria farmaceutica si è poi occupata, specialmente dopo gli anni Sessanta, di studiare a fondo le proprietà farmaceutiche dei funghi, iniziando studi dettagliati e approfonditi dei miceti per valutare il loro potenziale di produrre sostanze farmacologicamente attive. Questi programmi hanno mostrato che molte specie fungine sono ottime produttrici di sostanze con proprietà medicamentose: esempi importanti, oltre ai beta-lattami come la penicillina citata sopra, sono la lovastatina, prodotta da Monascus purpureus e Aspergillus terreus, la ciclosporina A, isolata da Tolypocladium inflatum, gli antibiotici appartenenti alla classe delle cefalosporine, prodotte da specie di Acremonium o il paclitaxel (una sostanza antitumorale prodotta da diverse specie di funghi endofiti di diverse specie di Taxus, tra cui T. brevifolia). Nel campo della ricerca di sostanze antitumorali appaiono regolarmente nella letteratura scientifica relazioni di nuove scoperte di attività farmacologiche di sostanze isolate da miceti. Notizie riguardanti ad esempio le attività antitumorali di alcuni funghi medicinali quali Ganoderma lucidum, Phellinus linteus, Pleurotus florida e Pleurotus pulmonaris sono scientificamente fondate e la loro rilevanza indiscutibile. Purtroppo, però, l’evidenza clinica dell’attività farmacologica della maggior parte delle specie usate in un gran numero di casi nella medicina tradizionale orientale, e in particolare dalla Medicina Tradizionale Cinese (TCM), è molto limitata o addirittura assente. È inoltre molto difficile, se non impossibile, trasporre l’evidenza raccolta in TCM nella medicina occidentale, poiché l’approccio medico al trattamento e alla terapia è fondamentalmente diverso nelle due realtà. I funghi nella medicina orientale La micoterapia non è particolarmente praticata in occidente, ma è parte integrante della TCM e di altre culture mediche orientali, tra cui anche la medicina ayurvedica; la medicina tradizionale sudcoreana fa uso di ben 404 specie fungine diverse e più di 540 specie di funghi medicinali (482 basidiomiceti, 58 ascomiceti) sono menzionate nei libri di materia medica cinese; a 331 sono attribuite attività antitumorali, a 51 antibatteriche e a 4 antivirali. Anche nella medicina ayurvedica i funghi ricoprono un ruolo non indifferente (19). Tra le molte specie usate nella medicina orientale, tre hanno una notevole importanza anche nel mercato occidentale e sono discusse brevemente in seguito.

Cordyceps sinensis
Questo ascomiceto, comunemente definito “l’oro del Tibet”, è usato in TCM e nella medicina tibetana per la terapia di circa venti malattie differenti, dall’astenia alla tubercolosi e al cancro della prostata. Le sostanze principali contenute in questo fungo sono il galattomannano, che ha proprietà antitumorali e immunostimolanti, e gli steroli. Specie appartenenti al genere Cordyceps sono parassiti di larve di lepidotteri, in cui crescono e di cui causano la morte. Le strutture fruttifere del fungo, contenute in un tessuto compatto e duro, formato dal micelio e chiamato stroma, sono raccolte e usate in medicina, dopo essere state esiccate e ridotte in polvere. Patel e Goyal hanno passato in rassegna l’attività anticancerogena di Cordyceps sinensis, corroborata da ricerche di laboratorio in modelli animali e in colture cellulari che hanno evidenziato come questa e altre specie di Cordyceps siano ottime produttrici di polisaccaridi, quali il beta-glucano, con forti proprietà immunomodulatorie, come pure di altre sostanze con attività antiossidanti e antinfiammatorie. Un grosso problema nell’uso terapeutico di Cordyceps, comunque, oltre a un’efficacia non ancora provata da studi clinici, riguarda la sua sicurezza, in quanto la qualità dei prodotti sul mercato non può essere verificata e sufficientemente garantita.

cordyceps

Cordyceps sinensis

Ganoderma lucidum
A questo basidiomiceto (“Reishi” o “Lingzhi” in TCM) sono attribuiti effetti benefici nel trattamento di malattie cardiovascolari; il Ganoderma è usato pure come analgesico, nella terapia di disturbi psichici e quale sonnifero. G. lucidum cresce su latifoglie. Il suo carpoforo è legnoso, amarognolo al gusto ed è ricoperto da uno strato resinoso di colore da rossastro a bruno, lucido, da cui il nome. In Giappone, Cina e Corea è conosciuto come il “fungo dell’immortalità” o anche come il “re dei funghi”. Anche se in Internet si trova la menzione di più di 200 studi clinici, un’accurata ricerca bibliografica rivela che il numero di sperimentazioni cliniche non aneddotiche è estremamente limitato. Le proprietà antitumorali o immunostimolanti di sostanze (ad esempio terpenoidi e polisaccaridi) isolate da questo miceto sono state descritte in diversi lavori. Un lavoro di sintesi recentemente pubblicato ha esaminato i 5 soli studi randomizzati e controllati condotti con G. lucidum. Gli autori hanno concluso che la qualità degli studi esaminati era modesta e che l’evidenza scientifica disponibile non giustifica l’uso di G. lucidum quale unico trattamento di forme cancerose, anche in considerazione del profilo di sicurezza del prodotto, non del tutto elucidato, e del potenziale per interazioni positive con altri medicamenti quali gli anticoagulanti. Tuttavia Jin e collaboratori, autori di questo studio, non escludono, anzi ipotizzano che Ganoderma possa essere utile come adiuvante nel trattamento di tumori, in quanto, almeno in esperimenti di laboratorio, sembra avere un effetto positivo sulla risposta antitumorale. Sarebbe auspicabile che ricercatori clinici, sia accademici sia appartenenti all’industria farmaceutica, cominciassero a interessarsi di questo interessantissimo soggetto e conducessero quindi studi clinici appropriati.

ganoderma

Ganoderma lucidum

Griphola frondosa
Anche per Griphola frondosa (“Maitake”) esistono molti lavori scientifici in modelli cellulari e biochimici che ne dimostrano l’attività farmacologica sul sistema immunitario, ma solo uno studio clinico di fase II ha mostrato effetti benefici di questo fungo sul sistema immunitario di pazienti affette da cancro al seno. Nella medicina tradizionale il Maitake serve come revitalizzante; studi recenti hanno mostrato che G. frondosa è in grado di aumentare l’efficacia di alcuni trattamenti antitumorali, grazie a un’azione sulle cellule immunocompetenti da parte del beta-glucano e all’azione da parte di un altro polisaccaride su cellule di carcinoma gastrico. Per quel che riguarda l’evidenza clinica, anche per Griphola vale il discorso fatto per Ganoderma.

grifola frondosa

Grifola frondosa

Altri funghi
Molti altri funghi sono usati nella medicina orientale e vi sono eccellenti sintesi che raccolgono le informazioni più importanti sul tema. Patel e Goyal offrono una rassegna esauriente, obiettiva e attuale dell’informazione attualmente disponibile sui più importanti funghi con proprietà medicinali, tra i quali val la pena citare Agaricus (in particolare A. blazei, usato come integratore dietetico nella prevenzione del cancro), Lentinula edodes, Phellinus, Pleurotus, o Piptoporus betulinus.

shiitake

Lentinula edodes

Micoterapia: lo stato della ricerca
Una ricerca bibliografica svolta alla fine del 2012 può aiutare a comprendere la situazione attuale nel campo della micoterapia: di 515 pubblicazioni apparse tra il 1850 e il 2012 ed emerse dalla ricerca, meno di 20 descrivono l’uso di funghi nella realtà clinica e la qualità scientifica di questi studi clinici, inoltre, è perlomeno discutibile. Non sorprende quindi che lavori di sintesi e meta-analisi giungano inevitabilmente alla conclusione che la micoterapia abbia poca ragione d’essere o perlomeno necessiti di ulteriori ricerche prima di poter essere accettata dalla comunità medica . I prodotti usati in micoterapia hanno una lunga tradizione d’uso e molti studi in vitro hanno dimostrato attività farmacologiche antibatteriche e antivirali o immunologiche e anticancerogene (9, 27, 39-47). Composti chimici con tali attività, comunque, sono presenti in moltissime piante e altri organismi viventi, e la loro presenza ed efficacia in vitro non comporta necessariamente un effetto corrispondente nella pratica clinica. Non si deve poi dimenticare che molte sostanze fungine, se ingerite in quantità terapeutiche, potrebbero avere effetti tossici non indifferenti. Inoltre, l’attività farmacologica di piante e funghi è spesso legata a chemotipi ben definiti. Non da ultimo, non bisogna sottovalutare la qualità dei prodotti usati, preparati quasi sempre con metodi non standardizzati, e contenenti quindi quantità molto variabili di principi attivi, una situazione molto frequente anche in fitoterapia. Differenze qualitative e quantitative tra prodotti derivanti dalla stessa specie fungina possono avere un influsso importante sui risultati di ricerche cliniche e possono essere alla base di differenze nei risultati di diversi studi o del successo (o mancato successo) in singoli casi clinici. L’uso terapeutico di funghi deve essere preceduto dalla dimostrazione clinica della loro utilità, anche perché è indispensabile conoscere non solo l’efficacia ma anche il profilo tossicologico del prodotto da usare. Un medicamento, se efficace, provoca spesso anche effetti secondari che possono, in molti casi, provocare reazioni tossicologiche e farmacologiche avverse. Un esempio è dato dal riso rosso, usato nella “medicina verde” nel trattamento della colesterolemia. Questo prodotto, che contiene una statina quale principio attivo, è ottenuto dalla fermentazione del riso da parte dell’ascomiceto Monascus purpureus, conosciuto produttore appunto di lovastatina, ed è utilizzato come integratore dietetico in sostituzione o in aggiunta alle statine per controllare il tasso di colesterolo nel sangue. La lovastatina contenuta nel riso rosso può però provocare, anche se in rari casi, delle reazioni avverse anche gravi, tipiche delle statine in generali (ad esempio rabdomiolisi).

Il futuro
Questa sintesi potrebbe dare l’impressione che la micoterapia non abbia alcuna ragion d’essere: niente di più falso! La micoterapia, come la fitoterapia, è una disciplina che in futuro è destinata ad assumere un ruolo molto importante sia nella medicina personalizzata (“personalised medicine”) sia come trattamento adiuvante in malattie gravi quali il cancro. È quindi opportuno studiare approfonditamente la “micoterapia” in modo oggettivo, non lasciandosi abbagliare dalle attività rilevate in vitro e spesso non riproducibili in vivo, e intraprendendo studi preclinici di tossicologia e farmacologia, seguiti da studi clinici ben pianificati che dimostrino non solo l’efficacia ma anche la sicurezza del trattamento intrapreso. Come per la fitoterapia il più grosso nemico della micoterapia è la propaganda fuorviante, principalmente da parte d’individui o di ditte senza scrupoli, ma talvolta anche di ricercatori e naturopati troppo entusiasti e soggettivi, che suscitano false speranze nelle proprietà “miracolose” dei funghi. Internet è zeppo di esempi, con pagine che descrivono i funghi medicinali come il nuovo miracolo della medicina, in grado di curare (quasi) ogni male. Queste esagerazioni non fanno che creare delusioni e, con il tempo, uno scetticismo controproducente. La micoterapia ha senza dubbio diritto a un posto importante nella medicina moderna, ma sarebbe sbagliato aspettarsi dei miracoli che nessuna disciplina medica, tradizionale o classica che sia, può compiere. È indubbio, ed è dimostrato da molti esempi, che la farmacologia ha approfittato e continuerà ad approfittare dell’enorme potenziale offerto dai funghi: l’uso della micoterapia però deve essere basato su solidi argomenti farmacologici, che inevitabilmente richiedono un lungo sviluppo clinico. Diventa imperativo svolgere, in futuro, studi preclinici e clinici di alta qualità, secondo le regole della buona pratica clinica (GCP: “good clinical practice”). A questo scopo sarebbe opportuno che lo sviluppo di nuovi prodotti micoterapici seguisse le direttive europee in vigore per i fitofarmaci (direttive 2001/83/EC e 2004/24/EC per i medicinali vegetali tradizionali). Al momento la posizione regolatorio-sanitaria dei micoterapici è confusa e normalmente questi prodotti sono sul mercato come integratori dietetici: ricerche tossicologiche, farmacologiche e cliniche potrebbero permetterne il passaggio allo stato di medicamento. Anche se difficile, a causa dei costi legati allo sviluppo di nuovi medicamenti, sarà necessario ottenere un maggior coinvolgimento dell’industria farmaceutica se si vorranno ottenere prodotti di alta qualità. Medici, farmacisti e naturopati devono conoscere i limiti e i pregi dei prodotti micoterapici per dare ai loro pazienti un’informazione ottimale. In ogni caso, solo la dimostrazione clinica dell’efficacia e della sicurezza dei trattamenti a base di funghi permetterà il loro inserimento in una medicina basata sull’evidenza scientifica (“evidence-based medicine”).

Dipartimento di microbiologia, Politecnico Federale ETH Zurigo, Svizzera

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