Fitoterapia tra Scienza e Tradizione

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piante officinali per fitoterapia

Fitoterapia: Disciplina Scientifica o Tradizione Empirica?

Cosa è la Fitoterapia?

Il termine Fitoterapia deriva dal greco, il cui prefisso phytón significa pianta mentre il suffisso therapéia significa cura; quindi, letteralmente “cura con le piante”. E’ superfluo ricordare che la fitoterapia rappresenti la medicina più antica dell’uomo e, se osserviamo bene anche i nostri parenti mammiferi, possiamo asserire che essa rappresenta anche la prima medicina degli animali. Per verificare che tale affermazione sia più che fondata, è sufficiente osservare il proprio gatto di casa, noto super carnivoro come tutti i felini, quando ricorre all’uso alimentare delle erbe per alleviare certi disturbi. Qui non si tratta di stabilire quanto quest’antica disciplina sia affidabile ed efficace, perché oramai solo gli ottusi credono all’inutilità dell’uso delle erbe come cura, ma piuttosto di analizzare quanto attendibili siano le proprietà che vengono attribuite a ciascuna specie officinale dai vari testi ritenuti più affidabili tra quelli scritti nel corso del tempo. La medicina empirica ha avuto il grande merito di osservare, provare e sperimentare, grazie al quale oggi possiamo disporre di un certo numero di farmaci “salvavita”, primo fra tutti la digossina della digitale; tuttavia ha fallito nell’obiettivo di catalogare le erbe per efficacia e proprietà, attribuendo sovente caratteristiche inesistenti ad alcune piante, ignorando nel contempo le potenzialità di altre.

erbe per fitoterapia

Vasi contenimento Erbe Officinali per Fitoterapia

E oggi a che punto siamo? La scienza è riuscita a colmare le lacune della fitoterapia tradizionale? Beh, intanto ha avuto il merito di perseguire l’obiettivo di attribuire proprietà farmacodinamiche univoche a ciascuna specie studiata, grazie al quale possiamo utilizzare la digitale nei dosaggi appropriati dei suoi componenti attivi. Ma l’indagine scientifica ha anche fatto emergere proprietà completamente ignorate in specie botaniche persino estranee alla tradizione, come ad esempio il taxolo individuato nel Taxus brevifolia. Grazie alla sua capacità di inibire la riproduzione delle cellule somatiche (mitosi), il taxolo trova largo impiego in campo oncologico. Quindi possiamo affermare che l’indagine scientifica abbia sviscerato ogni mistero? Se così fosse, probabilmente oggi avremmo una cura per ogni male. Purtroppo, la scienza moderna, essendo capace di indagare selettivamente solo sulle singole molecole, ha creduto di individuare la proprietà di una pianta attribuendola ad un singolo principio attivo ritenuto responsabile di tale proprietà. Niente di più errato. Questo metodo è valido in parte solo per le piante cosiddette “eroiche”, cioè piante velenose ad alto contenuto alcaloideo o glucosidico, dove tali molecole hanno una dominante farmacodinamica molto forte (belladonna, giusquiamo, digitale, scilla, taxus etc.); per il resto, l’osservazione empirica resta sempre la scelta migliore. Insomma, per penetrare a fondo ogni segreto conservato nelle piante officinali, è necessario un salto di qualità realizzabile solo quando saranno vinte tutte le reciproche diffidenze, quelle della tradizione e quelle della scienza.

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